31 dicembre 2023 - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B)

 

Aert de Gelder: Canto di lode di Simeone (1700-1710)

L'Aia, Pinacoteca reale Mauritshuis

 

PRIMA LETTURA (Genesi 15,1-6; 21,1-3)

In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».

Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».

Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.



SALMO RESPONSORIALE (Salmo 104)

Rit. Il Signore è fedele al suo patto.

 

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.

Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto.

Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.

 

 

SECONDA LETTURA (Ebrei 11,8.11-12.17-19)

Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.

Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.



VANGELO (Luca 2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

 

 

In altre parole…

 

Siamo nel mondo dell’impossibile, ma pur sempre nel mondo di Dio! C’è Abramo con la sua fede, c’è Simeone – a cui era stato “preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore” -; c’è la profetessa Anna - che “parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”; ci sono Maria e Giuseppe che si attengono rigorosamente alla Legge per gli adempimenti rituali, un vero e proprio kairòs nel processo di rivelazione di questo bambino e figlio, mentre Paolo ci fa entrare nel clima e nella realtà di una fede che è radice e fondamento di quanto maturerà nel tempo intorno a questo evento indicibile, che è  eterno.

 

Ciò che veramente scende di nuovo dalle estreme altezze - il Verbo fatto carne - si coniuga con le parole dell’angelo: ”Oggi è nato per voi un bambino”, dove l’umanità trova il compiacimento del cielo. È lo scenario maggiore che si possa aprire davanti ai nostri occhi: un nuovo mondo, una nuova storia. E mentre profeticamente Simeone prospetta le vicende future legate a questo bambino, Maria e Giuseppe apprendono la lezione e prendono più consapevolezza del mistero di cui sono portatori e rivelatori.

 

Simeone era sì nel Tempio, ma non del Tempio, e ci rende questa testimonianza: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». La chiesa recita o canta ogni giorno queste sue parole, ma difficilmente si può dire che questo personaggio, a parte il suo utilizzo liturgico, sia presente alla chiesa nella sua testimonianza profetica!

 

Gli stessi Maria e Giuseppe, già presi da stupore per quanto avevano ascoltato, tanto più lo sono quando un messaggio c’è anche per loro, e non del tutto rassicurante: “Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori»”.

 

L’orizzonte, anche in questi semplici episodi, rimane sempre quello più ampio di tutta la storia umana. Di qui due sorprese: il fatto che per celebrare la Santa Famiglia si faccia ricorso a questo passo del vangelo, quando nella spiritualità diffusa la coreografia dice tutt’altro, e in ogni casa non manca qualche immagine oleografica della “Sacra Famiglia”. Altro che “segno di contraddizione”! C’è poi il controsenso di restringere il campo del vangelo dell’infanzia a fenomeni devozionali, magari per enfatizzare aspetti funzionali alla difesa della famiglia e della vita, dove le prospettive sono invertite, e situazioni di fatto si impongono come dati di fede.

 

Da come sono narrate le cose nel vangelo dell’infanzia, si può dire che c’è un potenziale qualitativamente  e quantitativamente ricco di espressioni e di forme  attraverso modalità necessariamente riduttive. Che questo avvenga e maturi nei secoli nessuna meraviglia, ma che la domenica subito dopo Natale prenda campo la Santa Famiglia in versione moderna e con tutte le problematiche  che si porta dietro può essere anche giusto, ma quanto sia opportuno è tutto da vedere, quando il momento sarebbe quello di un vangelo sine glossa e di ripartire da una verifica di tutto l’armamentario religioso che abbiamo costruito come corazza del vangelo, facendone uno strumento per i potenti e di quanti siedono nei troni!

 

Se vogliamo narrare la famiglia al di là di facili sacralizzazioni e socializzazioni, dovremmo imparare ad essere famiglia umana e “famiglia abramitica”, che trova il suo punto di forza nella promessa irrinunciabile: “Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia”.  È la fede di Abramo, di Maria e di Giuseppe, e dei tanti che Paolo ci ricorda, a cui possiamo associarci anche noi per diventarne capaci. (ABS)


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