dal forum di KOINONIA...
Cari amici,
è il "dies natalis" di David M.Turoldo, il suo giorno, dopo 20 anni dalla sua morte. Vogliamo viverlo con tutta la forza di speranza e di resistenza che egli ha seminato nel mondo con la sua vita e con la sua parola: ringraziare lui e rendere grazie per lui, che ha combattuto la sua buona battaglia e ha conservato la fede, quella fede che non si è lasciato strappare dal cuore da nessun richiamo o insinuazione di potere.
Ce lo rendono presente parole vive di Ettore Masina, mentre Bruno Antonello ci offre una sua intensa interpretazione grafica. Giancarla Codrignani invia per questo giorno un suo ricordo e ci fa rivivere tutta la passione di ricerca e di speranza del P.David, che rimane per tutti noi una garanzia di quel nuovo genere di cristiani che vive nel mondo con la libertà dei figli di Dio, anche quando
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Cari amici,
anche il "Giorno della memoria" presenta i suoi punti deboli (basti pensare ai tanti negazionismi in giro!) e necessita di qualche avvertenza critica: ci pensano per noi Piero Stefani, con la domanda sul perdono, e Cettina Centonze, che ci riferisce di strane situazioni! Siamo invitati a rifletterci.
Enrico Peyretti ci invia un lungo articolo di P.Knitter, che ci riporta al tema del prossimo incontro, così come fa un editoriale di mons.Giordano Frosini apparso sul settimanale della Diocesi di Pistoia "La vita": segno evidente che non si tratta di argomenti settoriali e marginali quanto di prospettive e problematiche aperte. E se i nostri incontri non sono un fine ma solo mezzi, è importante sapere come utilizzarli e finalizzarli: per servire una comunicazione già in
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Cari amici,
siamo tra coloro che vogliono lasciarsi guidare dallo Spirito di Dio verso la verità tutta intera, quella liberante: piuttosto che estraniarci, tutto questo ci fa ritrovare solidali col creato e con l'umanità intera e suscita il desiderio di una comunicazione ed unità compiuta, nel vincolo della pace!
Di questo sentimento di fondo - che potremmo chiamare "religioso" in senso ampio - si è fatta interprete la Dichiarazione conciliare "Nostra aetate" del Vaticano II, che proietta la Chiesa nel contesto di un mondo plurireligioso, che si è dilatato a dismisura e nel quale anche la "cristianità" e il "mondo cattolico" (se possiamo ancora usare simili categorie) devono imparare a convivere, vangelo alla mano. Forse non è questione di tolleranza
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Cari amici,
il cosiddetto e decantato tramonto delle ideologie forse è costato la vita di quel bambino che era nell'acqua sporca e che ora non è più in noi! E noi siamo tornati entusiasticamente a baloccarci con le ombre nella mitica caverna platonica, che ha una sua reincarnazione mediatica in tutti gli schermi o monitor di questo mondo e il suo trionfo nella civiltà delle immagini.
Tutti siamo d'accordo nel dire che a questa civiltà - nostro modo di sentire e di vivere - manca un'anima e uno spessore di realtà, e cioè un dimensione di umanità, tutto riducendosi a simboli e calcoli economicistici e finanziari. Ma il problema è come uscire da questa caverna dorata e ritrovarci liberi alla luce del sole per ricominciare a dare nome alle cose: qualcosa che non potrà mai avvenire come fenomeno di massa e ancora una volta mediatico, ma accade
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Cari amici,
mi scuso se il contenuto di questo Forum non è immediatamente fruibile, non perché si voglia fare volutamente un discorso oscuro, ma proprio per tentare il chiarimento di una questione che attraversa tutto il tessuto di una chiesa pronta a ripensare se stessa: appunto la "questione teologica".
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A dare spunto per queste considerazioni è una "Lettera-invito" a teologhe e teologi da parte di un gruppo di presbiteri e di teologi, per chiedere loro "dove sono" quando la casa brucia, come se fossero della "protezione civile" per l'emergenza, mentre sarebbe da chiedere dove sono quando c'è da edificare la casa di Dio che è la Chiesa.
In ogni caso, l'occasione si presta, per chi se la sente, a dibattere una questione che è di metodo e di impostazione, forse proprio quello che è mancato e che manca perché le tante iniziative di riforma possano trovare una forma unitaria e assicurare alla chiesa quella forma nuova che
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Cari amici,
prima di guardare avanti e al nuovo anno (che tra l'altro segna il 40° della iniziale esperienza di Querceto), è bene guardarsi un momento indietro, non per fare bilanci, ma per dire grazie di tutto a tutti: perché è grazie a ciascuno che possiamo continuare a dare vita a questo flusso di comunicazione libera che alimenta la comunione come dono e come compito. E' sempre di più una sorta di co-abitazione interiore mediante la quale dimorare gli uni negli altri, "avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace"( Ef 4,3). Qualcosa di profondamente umano quanto frutto di grazia. Ed è in questa linea di benedizione e di vita che nasce l'augurio per il nuovo anno! Intanto continuiamo fiduciosamente a portare "questo tesoro in vasi di creta" (2Cor 4,7) attraverso i nostri poveri mezzi di comunicazione e la precarietà dei nostri incontri.
La prospettiva di massima che ci siamo dati per il 2012 è il "Giubileo del Vaticano II", e cioè il Concilio quale vademecum per la nostra avventura cristiana nel mondo e nel futuro, non a caso quella di un Popolo di Dio
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Cari amici,
le parole che vi rivolgo sono uguali per tutti, ma lo spirito ed il sentimento che veicolano vogliono raggiungere particolarmente ciascuno, sia che ci conosciamo di persona e sia che la comunicazione avvenga in spirito, nella speranza di conoscerci. Intanto si rafforza la percezione che i messaggi riportati in questo Forum non sono fine a se stessi, ma espressione di quanti si sentono e vogliono essere “un cuor solo e un’anima sola”, sia come solidarietà umana che come comunione di fede. Se la forza di una società è il potenziale di amicizia che sviluppa e che la abita, la forza di un comunità evangelica è il vangelo stesso, “sine glossa” e de-ecclesiasticizzato!
Alcune parole di Chiara Frugoni nel suo libro “Storia di Chiara e Francesco” sono ancora una volta illuminanti su ciò che crea comunità umana e cristiana insieme: “Francesco d'Assisi non innovava del tutto: nel segno dell'antica generosità cavalleresca della sua giovinezza, ora mutata di segno, sperava di potere riunire in un'unica fraternità uomini e donne annullando
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