Koinonia Febbraio 2020


In prima lettura

 

KAIRÒS-AMAZZONIA

 

Una rapida lettura della Esortazione apostolica postsinodale relativa alla Amazzonia mi ha portato a focalizzare nei nn. 61-65 lo snodo di tutto il documento, articolato in quattro “sogni: un sogno sociale, un sogno culturale, un sogno ecologico e un sogno ecclesiale. Papa Francesco infatti rinuncia a definire con la sua autorità il testo conclusivo del Sinodo straordinario, ossia Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale, che riconosce come autorevole di suo e base di ulteriori sviluppi, e che quindi rimane aperto in tutte le sue proposte e richieste, compresa quella di stabilire “criteri e disposizioni per ordinare preti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, con famiglia. Richiesta rimasta in sospeso; forse un escamotage che fa discutere, ma è soprattutto importante che questa esortazione diventi la base ed il movente per una discussione a 360 gradi, una pietra gettata nello stagno di una chiesa occidentale tanto effervescente nei suoi quadri quanto atrofizzata e compassata nelle sue membra. Verrebbe da pensare che il papa dice ad Amazzonia perché anche Italia intenda?

Dunque i tre sogni - sociale, culturale, ecologico - che sembrano riportare ad un Eden perduto. Ed ecco allora l’Amazzonia, presentata in tutta la sua ricchezza e bellezza ma anche con tutti i suoi drammi: un vero e proprio paradigma del mondo proposto come salvaguardia del creato, come riconquista della giustizia, come recupero di umanità. Di qui l’invito per la chiesa a guardare all’Amazzonia e averla a cuore,  anche per imparare da lei e capire lo stato delle cose nel mondo.

Quando al n.2 il papa dice che non intende sostituire o ripetere il documento conclusivo del Sinodo, aggiunge anche che desidera “solo offrire un breve quadro di riflessione che incarni nella realtà amazzonica una sintesi di alcune grandi preoccupazioni che ho già manifestato nei miei documenti precedenti, affinché possa aiutare e orientare verso un’armoniosa, creativa e fruttuosa ricezione dell’intero cammino sinodale”. Mentre al n.6 chiarisce e allarga il suo intento in questi precisi termini: “Tutto ciò che la Chiesa offre deve incarnarsi in maniera originale in ciascun luogo del mondo, così che la Sposa di Cristo assuma volti multiformi che manifestino meglio l’inesauribile ricchezza della grazia. La predicazione deve incarnarsi, la spiritualità deve incarnarsi, le strutture della Chiesa devono incarnarsi”.

Ecco allora il motivo per leggere e meditare il brano riportato per puntualizzare cosa in sostanza deve incarnarsi in queste sue diverse espressioni, e cioè il “vangelo annunciato ai poveri”. E quindi abbiamo qui di nuovo enunciata la legge della incarnazione che vale per ogni latitudine. Osservando en passant che in questo quarto sogno - quello ecclesiale - si tratta più che altro di un improvviso risveglio e di un ritorno alla durezza dei problemi sul tavolo (l’Amazzonia guarda a Roma, più che Roma all’Amazzonia!), non possiamo risparmiarci qualche rilievo e suggerimento, esprimere anche il nostro sogno!

Sempre scorrendo il testo è venuto da pensare che si tratta di una sorta di  “Kairòs-Amazzonia” sulla falsariga di “Kairòs-Sudafrica” e “Kairòs-Palestina”; in quanto viene esplorata in lungo e in largo la realtà sociale e culturale dell’Amazzonia come ambiente e terreno di una semina e incarnazione del vangelo in modo imprevedibile e creativo. Ecco allora la domanda e il sogno: se davvero non siamo più nella cristianità, non sarebbe altrettanto necessaria una nuova incarnazione del vangelo anche nei nostri territori? Ma forse tra di noi sono più quelli che si interessano all’Amazzonia – a rischio di farne una bandiera – di quanti si pongano almeno mentalmente il problema di una rinascita evangelica complessiva al di là di tutte le incrostazioni religiose, culturali e sociali di cui siamo ignari portatori!

 

Alberto B.Simoni

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