Koinonia Febbraio 2020


Un messaggio di Bruno Segre

 

LA LAICITÀ TRADITA

 

 

 

Qualche giorno fa ho ricevuto questo messaggio da Bruno Segre: “Buongiorno, a questo link si trova una videotestimonianza sulle leggi razziali che ho rilasciato al giornalista Lanfranco Norcini Pala di Ascoli Piceno, che sentitamente ringrazio”:

https://www.youtube.com/watch?v=G13o14ie0tQ&feature=youtu.be

 

Voglio solo dirvi che sarei contento se poteste ascoltare questo vecchio amico, che non ha fatto mai mancare la sua vicinanza ed il suo aiuto. Ma voglio dirvi anche che regalerei volentieri a ciascuno di voi un piccolo opuscolo che egli mi ha fatto avere, con la sua intervista a cura di Alberto Saibene col titolo “Il funerale negato ovvero L’ombra lunga dei Patti Lateranensi” (Una città, 2020, € 5,00)

 

C’è da dire subito che l’ebreo Bruno Segre non fa sconti a nessuno, pur di riportarci tutti, realisticamente e non ideologicamente, sul piano di una laicità trasversale. Il titolo della intervista farebbe pensare subito - come è successo a me - a qualche decisione anti-storica della chiesa cattolica che inducesse a mettere in discussione i Patti Lateranensi come motivo di discriminazione. Non è così, se non di riflesso.

 

Infatti, il funerale negato è quello della moglie Matilde, deceduta nel 2018, a cui è stata negata dalle autorità competenti la sepoltura in un cimitero ebraico, in quanto non ebrea. È un fatto imprevisto e doloroso che ha indotto il marito Bruno a ricostruire tutta una storia personale, familiare e comunitaria, che avrebbe reso del tutto giustificata la sepoltura della moglie in quel cimitero. Che invece è stata negata non solo per motivi meramente religiosi, ma in forza della legislazione della Repubblica relativa alla comunità ebraica precedente le Leggi razziali ma rimasta in vigore fino a qualche anno fa. Una sorta di mini-concordato, che chiama in causa i rapporti Stato-Confessioni religiose e porta in primo piano la questione della laicità.

 

Ecco i Patti lateranensi evocati come scenario o quadro di riferimento per operazioni analoghe: “Sono convinto che questa anomalia si materializzò e acquisì forza di legge nell’italia fascista esattamente novant’anni fa, e continua imperterrita a condizionarci ancora oggi. Mi riferisco ai Patti del Laterano - e cioè al Trattato, al Concordato e alla contestuale convenzione finanziaria conclusi tra l’Italia fascista e la Santa Sede l’11 febbraio 1929 - ai quali fecero seguito nel 1930-31 le leggi Falco sulle Comunità israelitiche A mio avviso, il Concordato fu una tappa decisiva della riconquista dell’Italia da parte del cattolicesimo politico, che ha mutilato in modo definitivo la laicità dello Stato italiano (quella storicamente definita dalla nota formula “libera Chiesa in libero Stato”). (pp.14-15)

 

Piuttosto che dare una spinta alla ricerca della laicità, questi fatti hanno portato anche la minoranza ebraica ad una sorta di emulazione e ad entrare in trattative con lo Stato ”a rimorchio del Concordato”: un sistema di rapporti che sopravviverà alla persecuzione razziale, alla Shoah, e all’Italia democratica del dopoguerra. Anche perché il n.7 della Costituzione repubblicana non ha fatto altro che perpetuare in forme diverse questo regime pattizio, così come avverrà con la revisione del Concordato nel 1984,  sempre a scapito della dimensione laica  dello Stato ma alla lunga  anche a danno delle stesse confessioni religiosi, a cominciare dalla Chiesa cattolica.

 

E questo perché “lo strumento concordatario presuppone la persistenza di due centri di potere - lo Stato e l’istituzione religiosa - i quali, consapevoli di avere sovranità sugli stessi sudditi, per meglio governarli regolano i conflitti di competenza, fra loro sempre possibili, con l’offrire vicendevoli concessioni e garanzie giuridico-formali” (p.35). È la valutazione che rimane valida anche dopo l’Intesa ebraica del 1987, che rappresenta una mascherata richiesta di protezione che un corpus di ‘chierici’ ebrei armati di scarsa autorevolezza (religiosi e secolari) rivolge allo Stato perché si scopre impotente e  bisognoso di sostegno, alle prese con una manifesta crisi culturale e con un’ancor più radicale crisi idi identità” (p.46). È un discorso conclusivo – prima che ci venga chiarito come e cosa intendere per laicità (vedi di seguito) – che vale a maggior ragione anche per la chiesa cattolica.

 

E che ci porta a dire come di fatto l’era costantiniana stenti ad avere fine! Di fatto, la lettura di questo opuscolo ci fa toccare con mano come la storica alleanza “trono-altare” subisca metamorfosi continue pur di rimanere anima di poteri sempre più separati dai rispettivi “popoli”. La laicità rimane però il metro di misura e l’orizzonte aperto in cui continuare a muoversi!

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