Koinonia Febbraio 2019


 

 

Lina è venuta a mancare lo scorso 14 dicembre, giorno in cui il calendario liturgico commemora San Giovanni della Croce; mi ha colpito molto questa coincidenza perché il grande mistico spagnolo, unitamente a Santa Teresa d’Avila e a numerosi altri mistici di tutti i tempi, ha costituito per Lina una lettura ricorrente, un punto di riferimento costante.

Lina era nata a Roma il 18 marzo 1925. Suo padre, Gioacchino Nicoletti, era un intellettuale formatosi in un ambiente laico-massonico di chiara impronta risorgimentale, docente di filosofia del diritto prima a Pisa e poi a Perugia, in contatto con Gentile, Prezzolini, Volpe e altri grandi figure della cultura italiana della prima metà del Novecento. Sua madre Luisa Tagliacozzo, di origini ebraiche - Lina era solita ripetere che da lei le derivava il cromosoma di Abramo e la particolare attenzione all’ascolto della Parola di Dio! - si era convertita al cattolicesimo in età adulta ed anche Lina era stata battezzata all’età di quattro anni. Da questo intreccio di più culture e di differenti inquietudini, laiche e religiose, discendeva la grande apertura mentale e l’inesausta curiosità intellettuale che si coglieva in Lina anche al primo contatto. E sempre da questo ambiente familiare ricco e variato derivava il suo grande amore per la cultura classica, che la spinsero anche a intraprendere studi di Lettere presso l’Università di Roma (riprendo tra le mani gli ultimi due libri che Lina mi ha regalato, scegliendoli con cura dalla sua biblioteca, I 99 nomi di Allah e I lirici greci in una bellissima edizione Einaudi).

Trasferitasi a vivere a Roma con il matrimonio, fu la sua cultura classica e letteraria a venirle in soccorso quando, subìta la separazione dal marito e rimasta sola con due figli adolescenti, Sabina e Antonio, lasciò il suo impiego come Segretario Generale dell’Associazione Italiana Sudi di Marketing, che nello stesso periodo si stava trasferendo a Milano. Trovò dunque lavoro presso l’Ancifap, l’Associazione dei centri di formazione professionale del Gruppo Iri, dove diede vita a diverse iniziative editoriali tra cui un periodico. Chi la conobbe mentre svolgeva questo lavoro ricorda il suo occhio clinico e implacabile nell’identificare anche il più piccolo refuso, errore di battitura, di concordanza, di sintassi. Proprio ad una delle amicizie maturate in quegli anni con i colleghi di lavoro, ad Anna, devo l’aver conosciuto Lina un quarto di secolo fa.

Un giorno Anna mi portò infatti con sé a trovare Lina, ormai in pensione già da alcuni anni. Lina abitava allora all’ultimo piano dell’ala di Palazzo Doria Pamphilj che costeggia Via del Plebiscito, in un appartamento dai soffitti ingentiliti da festose decorazioni floreali dove erano di casa donna Orietta e don Frank Pogson Doria Pamphilj: quella posizione altolocata e aristocratica mi sembrò da subito riflettesse tutta la nobiltà dello spirito di Lina, una nobiltà però scevra da qualsiasi manierismo e affettazione – la semplicità dei modi di Lina era sorprendente per una persona della sua generazione – ma, al contrario, illuminata sempre da una fine ironia, da una conversazione colta e ricca di citazioni in latino e greco, da una grande e profonda cultura. Fu subito un’amicizia, incurante delle nostre differenze di età e di esperienze di vita, anzi considerate ricchissimo terreno di scambio e confronto.

S’instaurò così una consuetudine di visite, di incontri, di scambi di idee, di libri, di riviste e di ritagli di giornale. Ricordo di aver trascorso con Lina – nelle sue successive case di Santa Maria della Scala a Trastevere e di Piazzale delle Medaglie d’Oro, alla Balduina, e infine nella casa di riposo di San Carlo di Nancy, che è stata la sua ultima dimora terrena, a Frascati, presso il cui cimitero, nella nuda terra, ha chiesto di essere sepolta– molti pomeriggi di intense conversazioni, accompagnati sempre da dolci e liquori che Lina gradiva molto.

Nel ricordo tempi e giorni si confondono, come se si trattasse di un solo incontro protrattosi per cinque lustri. Spesso al centro delle nostre conversazioni erano le rispettive letture: la teologia, la patristica, l’esegesi biblica ma anche la filosofia morale e la storia della Chiesa i campi dove più frequentemente i nostri interessi si sono incrociati, unitamente alla narrativa e alla poesia, rispetto alle quali apportava sempre nuovi argomenti di conversazione la lettura critica delle pagine culturali e dei supplementi letterari dei quotidiani. Da questi ultimi, con l’abilità del redattore di giornali d’altri tempi, Lina ritagliava delle frasi, coniando aforismi che poi disseminava in casa o regalava agli amici. A proposito di riviste, devo proprio a Lina il prezioso dono della scoperta di Koinonia.

Quella della lettura - a cominciare dalla lettura quotidiana della Bibbia come testimonianza di una inesausta fedeltà alla Parola di Dio - è stata una delle abitudini coltivate da Lina per tutta la vita, non l’unica però: vi era la Messa quotidiana di primo mattino - e in particolare quella domenicale presso i Padri Domenicani dell’Angelicum - e il lavoro manuale, l’abile sferruzzare che ha gratificato tanti amici e conoscenti di sciarpe, berretti, porta-telefonini in maglia, etc. Ma vi era anche la ricerca di un bene quotidiano, di buone azioni da fare intorno a sé. Con questo spirito, ad esempio, Lina aveva riordinato l’archivio e gli stipi polverosi della sacrestia di Santa Maria in Trastevere, retta allora da Don Matteo Zuppi. O ancora sintetizzava in sunti e utili schemi ad uso degli altri studenti le lezioni di teologia che seguiva, come libera uditrice, presso l’Angelicum (dove peraltro era solita intrattenersi in dotti scambi con i Padri Domenicani).  E soprattutto, sempre mettendo a frutto le sue straordinarie capacità di correttrice di bozze, per molti anni Lina ha svolto una sua opera di volontariato del tutto speciale.

Com’è ben noto, religiosi di tutto il mondo vengono a Roma per studiare nelle università pontificie, spesso con una conoscenza molto approssimativa della lingua italiana, in ispecie di quella scritta: i loro i testi, dissertazioni, tesi di licenza e di dottorato, scritte in un italiano assai traballante e a volte a dir poco immaginifico – né l’avvento dei traduttori automatici avrebbe migliorato le cose, anzi! – venivano implacabilmente limati, trasformati, riscritti da Lina in un’opera di inesausta salvaguardia della parlata del Bel Paese dagli scempi più arditi. La gratitudine di questa schiera di beneficiati – Carmelitani indiani del Teresianum, Domenicani provenienti dal nord Europa, Camilliani centro-americani che studiavano alla Gregoriana, etc. – si manifestava a distanza di anni con biglietti, lettere, telefonate piene di affetto e riconoscenza per il lavoro svolto da Lina con straordinaria dedizione e impegno. Del resto, quando scoprii questa sua vocazione, non esitai a segnalarla anche io ad alcuni miei studenti che, sebbene italianissimi, al momento di mettere penna su carta per stendere la propria tesi di laurea non dimostravano con la lingua di Dante una dimestichezza maggiore di quella che avevano colleghi di lontane e ed esotiche contrade… Ma la sua missione non si fermava solo agli studenti delle università pontificie poco avvezzi all’uso dell’italiano; anche studiosi ricorrevano a lei per farle rivedere e correggere testi e trascrizioni di testi antichi, io per primo: per me Lina curò la revisione di un indigeribile trattato di economia di primo Seicento. Un altro amico, Giona, italianista presso l’Università di Cape Town, le affidò la trascrizione di alcune prediche di San Bernardino da Siena, etc.

Questa generosa attività di Lina come correttrice di testi è stata ricordata, unitamente agli altri tratti della sua personalità e ad altri interessi come quello per gli studi teologici, in occasione del trigesimo della sua scomparsa, celebrato presso il coro dell’Angelicum, alla presenza di un folto gruppo di parenti e amici, con una cerimonia presieduta da Padre Marco Salvati e che ha visto tra i concelebranti Padre Alberto Simoni.

Cara Lina, ora dobbiamo rassegnarci a non poter più ricorrere alle tue doti di lettrice acuta e correttrice attenta; ci mancheranno l’ironia e la finezza di spirito che contraddistinguevano sempre le conversazioni con te. Dalla contemplazione del Signore dove sei ora, ricordati di noi.

 

Gaetano Sabatini,

Roma, 14 dicembre 2019

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