Koinonia Aprile 2016


CRISTIANI E MARXISTI NELLA STAGIONE DEL NEOLIBERISMO

 

Quando ero ancora collaboratore dell’UNITÀ (lo fui per molti anni al tempo in cui il giornale poteva definirsi progressista) scrissi una letteraccia al direttore del quotidiano del quale non condividevo l’uso inappropriato del termine “cattolico”, inteso come sinonimo di democristiano. È ben vero che tutti gli organi di stampa e tutta l’informazione in generale davano a quella parola lo stesso significato, ma che lo desse il “mio” giornale era per me, credente e comunista, una cosa insopportabile. L’UNITÀ pubblicò questa mia lettera e, com’era prevedibile, tutto continuò come prima.

Ora che tutti dichiarano finita l’ “unità politica dei cattolici” (espressione che ovviamente detesto e che non considero storicamente corretta)  resta comunque, nella vulgata comune, una dizione molto ambigua del termine, quasi a identificare tutti i cattolici con i sostenitori del “family day”. Concezione errata quella di un tempo, quando in realtà i cattolici erano presenti in tutti i partiti politici, concezione errata oggi in quanto nelle posizioni del “family day” si incontrano, oltre che persone sinceramente credenti, anche i cosiddetti “atei devoti”, o semplicemente cattolici di comodo, strenui difensori, per interesse, dell’ordine costituito.

Un vizio antico della sinistra di matrice marxista è stato quello di considerare la religione “oppio dei  popoli”, facendo della celebre formulazione di Marx, presa a prestito dal filosofo Feuerbach, un dogma inconfutabile. Che la religione in genere, e nella specifica realtà dell’Occidente quella cristiana, possa essere “oppio dei popoli”, mi sembra cosa evidente, ma lo stesso può dirsi del comunismo, del  laicismo o di qualunque altra visione del mondo quando si erge a valore assoluto, a certezza indiscutibile, atta perfino a giustificare, in certe circostanze, le peggiori nefandezze.

Ricordo ancora come fosse oggi (e sono passato cinquant’anni)  quando, ancora studente, durante una discussione con giovani comunisti francesi, venni definito un “demi camarade”, un mezzo compagno. Nel mio animo seppi respingere quell’offesa e rimasi fermamente legato ai valori della sinistra. A distanza di tanto tempo sento di poter affermare che quell’atteggiamento di chiusura, tipico del comunismo ortodosso almeno fino agli anni ‘60, ma tuttora presente anche in persone che hanno perso ormai ogni anelito verso quel mondo di giustizia prospettato dal marxismo, sia stato una delle cause che hanno allontanato tanti credenti dai partiti della sinistra, e anche quando vi hanno preso parte  sono stati a lungo considerati semplici “compagni di strada”.

Questo atteggiamento preconcetto, oggettivamente respingente, ha avuto un peso notevole nelle ripetute sconfitte elettorali del Partito Comunista. E quando, soprattutto grazie alla spinta di Berlinguer, le cose sono cominciate a cambiare, era ormai troppo tardi. (1)

L’attuale fase storica caratterizzata dal crollo delle ideologie ha messo in soffitta gli stessi valori (giustizia, libertà, solidarietà) dei quali le stesse ideologie avrebbero dovuto nutrirsi; motivo per cui il tema del dialogo fra cristianesimo e marxismo sembra sia diventato obsoleto. Eppure un cristianesimo che non si traduca in un supporto ideologico per una società conservatrice e un marxismo finalmente deputato dai dogmatismi che l’hanno caratterizzato troppo a lungo avrebbero ancora oggi, e non meno di un tempo, motivi di arricchimento reciproco. Per questo come cristiani, di fronte al “pensiero unico” del neoliberismo, devastante non solo sul piano dei diritti dei lavoratori, ma anche su quello dei semplici rapporti umani, dove l’altro è considerato alla stregua di un temibile concorrente, quando non un nemico, dobbiamo recuperare il progetto “eversivo” del Vangelo, quello su cui per tanto tempo hanno insistito i Teologi della Liberazione.

Proprio quest’anno, il 2016, è il cinquantesimo anniversario della tragica morte di Camilo Torres, prete colombiano che in nome dei valori di giustizia proclamati dal Vangelo, di fronte alla crudele oppressione subita dai poveri del suo paese da parte dei gruppi dominanti, si fece guerrigliero morendo poi in combattimento.

Come cristiani, pur essendo contrari a ogni forma di violenza, non possiamo non riconoscere la levatura morale di questo eroico combattente per la giustizia e la libertà. Camilo Torres restò cristiano fino all’ultimo. Ma al tempo stesso, pur rifiutando la deriva materialistica insita nel marxismo, ne seppe cogliere l’elemento più autentico: la novità di Marx non consisteva tanto nel sognare un mondo nuovo fondato sull’uguaglianza (tanti l’avevano fatto prima di lui), quanto piuttosto nell’aver analizzato scientificamente le cause dell’ingiusta divisione in classi sociali e di aver individuato nella lotta organizzata della classe lavoratrice contro quella padronale l’unico mezzo in grado di ribaltare i rapporti di forza che dall’inizio della storia umana hanno costretto i molti a subire l’oppressione di pochi. (2)

 

Bruno D’Avanzo

 

 

NOTE

(1) La drammatica morte di Aldo Moro, che aveva iniziato una politica di dialogo col Partito Comunista, chiuse definitivamente quella stagione.

(2) È risibile e pretestuosa la tesi di ispirazione neoliberista secondo la quale, essendo il mondo cambiato, le classi sociali non esistono più, e che dunque non ha senso parlare oggi di lotta di classe.

Ora gli innegabili cambiamenti economici  avvenuti ormai a livello planetario hanno sì trasformato i rapporti fra datori di lavoro e lavoratori (basti pensare alla drastica riduzione della classe operaia e alla sua sostituzione con una massa di precari, spesso non più dediti a lavori manuali) , ma non per questo è diminuito lo sfruttamento, che casomai si manifesta in forme più subdole di un tempo, dato che la controparte il più delle volte  non è più rappresentata da un padrone facilmente identificabile, ma da una società anonima, senza nome né volto.

 

 

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