Koinonia Aprile 2016


La voce di Frei Betto

 

SCIENZA E UMANESIMO

 

Nel mese di agosto 1945, due città giapponesi furono cancellate dalla carta geografica: Hiroshima e Nagasaki. Più di 200.000 persone persero la vita colpite dalle bombe atomiche sganciate dagli aerei americani.  Sono stati i più gravi attentati terroristici in tutta la storia del genere umano.

Dietro le bombe c’erano uomini laureati nelle migliori università del mondo.  Robert Oppenheimer, che dirigeva il Progetto Manhattan, da cui derivarono gli strumenti di morte, era un fisico teorico laureato ad Harvard nel 1925. Dopo la catastrofe giapponese, fu colpito da una crisi di coscienza.  Era solito ripetere una frase dalla Bhagavad-Gita: “Sono diventato Morte, distruttore di mondi”.  In seguito, si schierò a favore di un maggiore controllo nella proliferazione delle armi nucleari, il che gli costò l’accusa di essere una spia sovietica.

Edward Teller, collega di Oppenheimer nel Progetto Manhattan, nato in Ungheria, si laureò in ingegneria chimica in Germania. Usò la sua intelligenza per inventare la bomba all’idrogeno, 750 volte più potente di quella di Hiroshima.  Fu lui che ha accusò Oppenheimer di essere una spia sovietica.  Nel 1980, si distinse come mentore del Programma “Guerre stellari”, promosso dal presidente Reagan.  La sua follia scientifica ha ispirato il film Il dottor Stranamore, diretto da Stanley Kubrick nel 1964.

Se Oppenheimer avesse ricevuto, come Einstein, una formazione umanistica basata su valori morali, avrebbe guidato il Progetto Manhattan?  Se Teller aveva ricevuto una formazione umanistica basata sull’etica, avrebbe creato la bomba all’idrogeno?  E i presidenti Roosevelt e Truman avrebbero autorizzato il Progetto Manhattan e il genocidio nucleare di Hiroshima e Nagasaki?

Ma non basta avere una formazione umanistica.  Heidegger l’aveva e, tuttavia, appoggiò il nazismo.  Werner Heisenberg anche, eppure collaborò al progetto atomico dei nazisti. Un’autentica formazione umanistica dovrebbe incarnare valori come la solidarietà, la cooperazione, la lotta per la giustizia, la difesa della dignità di tutti gli esseri umani e la protezione dell’ambiente.

All’interno di una università, tutte le diverse discipline, dalla filosofia alla medicina, seguono l’obiettivo comune di costituire un’istituzione dedicata ad addestrare manodopera specializzata per il mercato, e raramente professionisti in grado di soddisfare le richieste della popolazione.

L’università deve essere sempre oggetto di autocritica.  Deve chiedersi se è un’isola di conoscenze indifferente alle reali esigenze del paese o se è una fabbrica in grado di fornire la nazione di strumenti teorici e pratici per risolvere i problemi che le si presentano.

Quando Napoleone entrò a Berlino nel 1806, i prussiani dovettero abbandonare le loro posizioni inflessibili e consentire che nei paesi di lingua tedesca le università si liberassero della tutela della teologia.  I pionieri di questa emancipazione furono Johann Fichte, Christian Wolff e Immanuel Kant.  E grazie all’autonomia della ragione, le università tedesche ci hanno dato Marx, Engels, Planck, Weber, Freud e Einstein.  Geologia, fisica e chimica ebbero la stessa importanza della filosofia, della storia e della sociologia.

Gli Stati Uniti adottarono il modello tedesco, poiché avevano bisogno di professionisti qualificati per il loro sviluppo industriale.  Si stabilirono stretti legami tra imprese e università.

L’università yankee si trasformò in una fabbrica elitaria di pragmatismo e liberalismo.  Ciò che interessa, ancora oggi, è sviluppare la scienza e la tecnologia.  E il principio strategico educativo che regola questo pragmatismo è evidente:  rafforzare il mercato e l’appropriazione privata della ricchezza.

Nel 1908, Harvard inaugurò la sua Business School, volta a formare i migliori uomini d’affari. Gli studenti erano inviati a stage in aziende.  Questa pedagogia portò le aziende a migliorare la qualità dei loro quadri di professionisti.

Il carattere di questo progetto pedagogico delle università degli Stati Uniti è ben definito in queste parole di Marx ed Engels nel “Manifesto del partito comunista”: “La borghesia ha lacerato senza pietà i variopinti legami che nella società feudale avvincevano l’uomo ai suoi superiori naturali, e non ha lasciato tra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, lo spietato ‘pagamento in contanti’. Essa ha affogato nell’acqua gelida del calcolo egoistico i santi fremiti dell’esaltazione religiosa, del’entusiasmo cavalleresco, della sentimentalità piccolo-borghese. Ha fatto della dignità personale un semplice valore di scambio. Ha sostituito le innumerevoli libertà faticosamente acquisite con la sola e implacabile libertà di commercio”.

Come sottolinea Maurice Abdalla, purtroppo nelle nostre università non c’è quasi spazio per la filosofia della scienza. Se il positivismo è teoricamente respinto, in pratica è imperante, anche se criticato dalla Nuova Filosofia della Scienza (Popper, Kuhn, Lakatos, etc.). Molti professori universitari, in particolare nell’area scientifica e tecnologica, rimangono estranei ai dibattiti epistemologici.  Essi sono portatori di una visione positivista ingenua della scienza.  Essi credono che ci sia una scienza neutrale, libera da influenze ideologiche e da soggettivismi, semplice risultato di indagini e ricerche disinteressate, di osservazioni empiriche estranee ad ogni metafisica. Il risultato di questo approccio è che le teorie scientifiche, cariche di soggettivismo e di condizionamenti culturali, sono abbracciate come dogmi, senza collegamento con la realtà che cambia e il processo storico dinamico.

Così si crea la scissione tra scienze naturali e scienze umane, etica e ricerca scientifica, favorendo aberrazioni come voler evitare qualsiasi sistema assiologico nelle ricerche di biogenetica, o di annunciare che i prodotti geneticamente modificati non influenzano affatto l’equilibrio ambientale e il corpo umano, o che l’uso eccessivo di combustibili fossili non ha alcun effetto sul riscaldamento globale. Ecco il “scientocrazia”, la dittatura della scienza.  Questo è il neoplatonismo post-moderno, che elegge scienziati-re al posto di filosofi-re, come voleva Platone.

 

Frei Betto

 

 

.