Koinonia Agosto-Settembre 2021


IL FUTURO DI UNA IDEA PER UNA IDEA DI FUTURO

 

Quella riportata di sopra è la dedica con cui Vannino Chiti mi fa omaggio del suo nuovo libro “Il destino di un’idea e il futuro della sinistra - PCI e cattolici una radice della diversità” (Guerini e Associati, 2021), significativa di una problematica di fondo del rapporto fede-storia, chiesa-mondo, impegno cristiano-impegno politico: vangelo e società.

Avendo disponibilità di tempo, penso che questo libro si leggerebbe tutto di un fiato come avventura vissuta nel nostro Paese lungo tutto il secolo scorso. Ma al tempo stesso esso si presenta e si sviluppa come un testo di storia, per conoscere come sono andate le cose dentro e intorno al PCI nel contesto nazionale e internazionale. Ma a chi fosse già a conoscenza di queste vicende questa lettura offre qualcosa di più di una registrazione e ricostruzione di fatti: fa emergere i motivi guida e ispiratori di tutto il discorso, che va al di là di una ricerca storica fine a se stessa e riapre orizzonti e squarci di futuro tutto da esplorare.

Vannino Chiti non è nuovo a queste operazioni e, per quanto politico impegnato, non rimane prigioniero della politica-politicante, ma l’esercizio o servizio politico lo sostanzia di una visione e riflessione di fondo, che guarda alla politica non solo come attività e arte umana delle più nobili ma guarda all’uomo in  quanto animale politico per natura. Il di più che egli propone ed offre, anche in questo libro, è appunto questa intenzionalità e tensione di fondo, che fa da trama e da criterio di discernimento di tutta l’opera.  È chiaro che una lettura del libro, pur valida a livello contenutistico e formale, esige una sintonizzazione di intenti, perché sia criticamente condivisa. Ed è in questo senso che va il mio approccio, a dispetto di corretti canoni di ogni recensione e presentazione: appunto raccogliendo le spinte ideali che lo attraversano e che vogliono rompere il muro del futuro.

Vannino Chiti ha sempre sviluppato questa dialettica fra strategie della politica e la politica come vocazione dell’uomo, e precisamente come dimensione quasi religiosa della politica, mentre rileva la valenza politica di ogni religione: non la religione come instrumentum regni o come ideologia di riferimento, ma come potenziale umano a valore storico. E anche in questo caso non si smentisce: e sul filo conduttore dell’idea di sinistra ripercorre il complesso rapporto fra PCI e cattolici, per ritrovare una radice comune per una convergenza di forze sempre aperta, non strumentale, diplomatica, irenistica, ma come risposta d’insieme alle urgenze di un mondo più umano e pacifico sempre da costruire. E questo è possibile se si guarda ai movimenti reali della storia e delle cose, sia pure attraverso l’alternarsi di conflitti e di scelte ideologiche contrastanti. Quando Papa Francesco ci ricorda che il reale è prima delle idee ci riporta alla “Pacem in terris” ma soprattutto ci fa ritrovare con i piedi per terra sul terreno delle cose stesse e di quanto è nell’aspirazione  di uomini e donne nel creato: la pace ad ogni costo!

Il fatto che Giancarla Codrignani ci abbia parlato di Mons. Luigi Bettazzi ha suggerito di riprendere dal libro di Vannino Chiti il paragrafo che ci racconta del suo scambio epistolare con Enrico Berlinguer, che testimonia di questa concordia discors. E se ciò è indice della problematica politica-religione in genere, l’autore stesso ci dice che è anche il senso del libro. Infatti scrive: “Mi preme sottolineare ancora questo aspetto, che rappresenta uno dei cardini del ragionamento del libro: sviluppando un’impostazione che riguardava i rapporti con i cattolici, i comunisti italiani si misuravano con i nodi del partito, con l’archiviazione di ogni visione residua di una sua funzione totalizzante nella società e con il marxismo, posto a base della sua ideologia”.

È soltanto una pietra miliare di un percorso che attraversa tutto il ‘900 fino agli ultimi tempi, e che rimane del tutto aperto e cha va ripreso verso una collocazione laica delle religioni e verso il recupero di un senso “liturgico” della politica. Mentre il filo conduttore è l’evoluzione della sinistra  attraverso il rapporto PCI-cattolici, le tracce da seguire sono chiaramente  indicate nella introduzione: “La diversità dell’esperienza italiana da quella del resto della sinistra; l’importanza della condivisione della memoria; l’urgenza della ricostruzione di un progetto comune” (p.13). Si deve dire che questi obiettivi il libro li realizza tutti, sia per quanto riguarda la centralità della  questione cattolica nella elaborazione teorica del PCI; sia per quanto riguarda “il senso complessivo della presenza storica del Pci con le sue luci e le sue contraddizioni”.  Ma quello che più interessa, ai fini del futuro della sinistra come idea guida inclusiva della religione, è l’intento “di mettere all’ordine del giorno un contenuto – non ristretto ai vertici dei partiti o agli addetti ai lavori – sulla ricostruzione di una sinistra italiana ed europea, sui suoi valori, sul progetto di società, di convivenza tra le persone, sullo sviluppo e sulla democrazia” (p.15).

Si deve dire che un simile progetto è proponibile grazie al ruolo e al pensiero di Antonio Gramsci, che è all’origine dell’avventura storica del PCI, e che consente questa rivisitazione negli anni lungo un secolo, per tentare un passaggio al futuro. E questo perché “è sul terreno della cultura popolare contadina che Gramsci incontra e si misura con la presenza della religione e del cattolicesimo… Obiettivo fondamentale è la liberazione dell’uomo: la critica alla religione si giustifica quando costituisce un impedimento a realizzarla” (p.33). Pur non conoscendo sufficientemente Gramsci e il suo pensiero, mi sembra di poter dire che per lui sarebbe un controsenso un “comunismo realizzato” o congelato in qualche formula ideologica, ma ciò che conta sono i movimenti reali della storia, che peraltro sono portatori di idealità da cogliere (“segni dei tempi”?). Di qui il prolungamento nel tempo di un processo comunque in atto, compresa la interazione tra politica e religione in tutte le sue possibili variazioni. Senza schematismi contrapposti, c’è da guardare a politica e religione come a vasi comunicanti e non come a compartimenti stagni, su un piano di autentica condivisa laicità! Il discorso non può essere unilaterale in un senso o nell’altro, ma deve trovare un punto di confronto e di incontro in un soggetto storico unitario. Se sono diversi i punti di vista, l’oggetto a cui guardare è lo stesso.

E se le cose per ora sono andate in un certo modo, guardando al futuro non possiamo non chiederci verso quale interfaccia stiamo andando: “Cosa le religioni e i credenti possono dare alla politica? Quale rapporto costruttivo  la sinistra può realizzare con loro?” (p.183). Ecco allora Vannino Chiti porsi le domande giuste e dare la sua risposta: “Esiste ancora una questione cattolica? La domanda non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa e il mondo, pur nella diversità delle forme con cui le religioni, nei vari continenti si sono presentate sulla scena pubblica. Per rispondere in modo giusto, basta formulare la domanda in termini appropriati: esiste per la politica una questione religiosa con cui misurarsi? Secondo me, sì, esiste e la sinistra in Europa la sta sottovalutando” (p.181).

Trovare un nuovo equilibrio attivo tra le due sfere è più che necessario: “Ciò sarà possibile – scrive ancora Vannino Chiti - se la sinistra ridefinirà le sue impostazioni riguardo al rapporto politica, militanza, cultura, fedi religiose e se i credenti si riconosceranno in una tensione etica posta a fondamento del progetto di società” (p.184). Ci è stato documentato in questo libro quali e quante modificazioni sono intervenute da parte del PCI in particolare e della Sinistra in generale per trovare una giusta collocazione rispetto alla presenza religiosa. Trovandomi però sull’altra sponda, mi chiedo: è stato fatto altrettanto nel versante religioso o in particolare da parte della chiesa cattolica per arrivare ad essere coefficiente attivo di una convivenza umana ordinata e feconda? E come ci si dovrebbe orientare ora per andare verso un futuro di presenza laica e umana dei credenti nella società e nella politica? Se ce lo chiediamo seriamente, ci ritroveremmo rimandati ancora una volta al vangelo!

 

Alberto B.Simoni

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