

Nella nostra memoria storica è presente il "sogno" del card. C.M.Martini al Sinodo dei Vescovi sull'Europa (7 ottobre 1999): quello di una prassi di "confronto collegiale e autorevole fra tutti i vescovi su alcuni dei temi nodali", tra cui "approfondimenti e sviluppi dell'ecclesiologia di comunione" e "bisogno di ravvivare la speranza ecumenica".
Quel sogno è stato inteso come proposta di un nuovo Concilio: in realtà forse va preso come sollecitazione ad una "prassi conciliare" costante tra i Vescovi e non solo: come se, appunto, il Concilio Vaticano II fosse sempre aperto come stile di chiesa in cammino e in dialogo. Soprattutto su un punto qualificante come l'ecclesiologia di comunione e la speranza ecumenica!
Muovendoci in questa direzione e cogliendo qualche segnale di marcia, abbiamo avuto modo di prestare attenzione a Giovanni Calvino nel V centenario della nascita (1509-1564). Insieme ad amici evangelici della chiesa valdese e battista lo abbiamo ricordato ai primi di novembre. Ma proprio questo incontro ha fatto maturare una più chiara coscienza che un cammino ecumenico effettivo - al di là dei programmi celebrativi - va intrapreso prima di tutto andando alle origini, per ritrovare insieme le radici comuni della propria confessione di fede. Ecumenismo non è ricomporre chiese storicamente costituite, ma camminare sulla via stretta di una riforma sempre in fieri, avvalendosi gli uni delle esperienze degli altri. L'interrogativo è per un verso se la chiesa si debba ritenere come già invariabilmente costituita e dall'altro se si possa dare come definitivamente "riformata"! Non si dice tutti che è "semper reformanda"? È quanto torniamo a chiederci riportando l'immagine del Muro dei Riformatori di Ginevra, al centro del quale si trovano le statue di Guglielmo Farel, Giovanni Calvino, Theodore Beza e John Knox.
Al momento di "andare in macchina", come si usa dire, ci giunge la notizia della morte del teologo domenicano olandese Edward Schillebeeckx. Lo vogliamo ricordare per ora aprendo con una sua pagina, che sembra scritta apposta per rilanciare il sogno e l'iniziativa di una riforma ecumenica delle chiese: di una "prassi conciliare" consegnata ormai ad una base, che non sia rinunciataria ma neanche semplicemente "barricadera"!