
Se provassimo a metterci al posto della vedova del vangelo potremmo capire bene molte cose. Proviamo. Siamo per strada e siamo rimasti solo con due euro in tasca. Abbiamo voglia di un caffè e di un cornetto. Entriamo in un bar ed un extracomunitario o barbone che sia ci chiede di offrirgli la colazione. Che facciamo? Io per quanto mi riguarda non lo so. Tiziana Caputo e Alessandro Lauro
Allora mettiamoci anche nei panni della vedova di Zarepta di Sidone. Stiamo preparando la cena, non abbiamo nulla in credenza, solo poche cose essenziali. Bussa uno sconosciuto che chiede di mangiare quel poco che abbiamo. Cosa facciamo? Io per me non lo so.
Cosa ci viene detto? Cosa succede a queste due straordinarie donne? Succede che loro si fidano! A quella di Zarepta l'olio e la farina non mancano più. Quella additata come esempio di fede da Gesù, certamente non sarà morta di fame e di stenti. Ma com'è che a noi queste cose non capitano? La risposta è nel vangelo: noi non abbiamo il coraggio della fede delle due vedove, non abbiamo il coraggio di fidarci totalmente di Dio. Noi ci fidiamo, se e quando lo facciamo, sempre con riserva. Casomai Dio non fosse fedele alle sue promesse! Ci teniamo sempre qualcosa da parte… non si sa mai. Ma questa riserva, magari anche piccola di sicuro non intacca la nostra pratica religiosa ma altrettanto sicuramente uccide la fede. Che o è fiducia totale oppure non lo è!
La fede non smette mai di essere una scommessa, un gettare gli occhi e il cuore al di là del nostro orizzonte umano. Se allora vogliamo sperimentare la generosità di Dio non ci resta altro che scommettere e provare.
Cosa dobbiamo fare? C'è in giro tanto bisogno di tenerezza, di sorrisi, solidarietà, vicinanza, magari di una visita o di una telefonata rubata alla nostra fretta, di un'ora di compagnia sottratta al nostro tempo… abbiamo tante cose da donare a chi ha di meno. Doniamo queste. Generosamente. Totalmente. A fondo perduto. Senza scuse: due spiccioli li abbiamo tutti!