XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(Sap 7,7-11; Sal 89; Eb 4,12-13; Mc 10,17-30)
11 Ottobre 2009



RADICALITÀ ASSOLUTA

Oggi ci viene chiesto un aut…aut, è l'eco di quanto già il Signore ha precedentemente detto ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mc 8,34ss).
La prima parte del vangelo odierno ci presenta un tale già avanti nel cammino, ha sempre osservato i comandamenti, ma avverte l'esigenza di fare qualcosa di più, vuole sapere quello che deve fare per avere la vita eterna. Il desiderio lo spinge a correre per buttarsi in ginocchio davanti a Gesù e lo chiama 'Maestro buono'. Questo tale si avvicina a Gesù, chiede la sapienza e lo fa con la preghiera. Ma Gesù in questa domanda vede un'ambiguità: o tale richiesta la fa all'unico Maestro Buono, Dio, oppure la sua resta una domanda fatta ad un rabbi qualsiasi che lascia il tempo che trova.
Gesù lo guarda, lo ama, lo invita a seguirlo indicandogli l'unica cosa che gli manca: "Va, vendi... dona ai poveri... vieni, seguimi e avrai un tesoro nel regno di Dio". Gesù lo fissa, in lui vede una insoddisfazione, vede una ricerca di fondo che va oltre la materialità, oltre l'eseguire la sola legge. Nello sguardo intenso e profondo di Gesù c'è la vera direzione da seguire: l'amore per Dio e per gli uomini sopra ogni cosa.
La parola tagliente e penetrante tocca nel vivo le profondità dell'essere e se lo sguardo non rimane fisso in quello del Signore che è amore che dona, ma si volge alle cose effimere e meschine, come le ricchezze e la propria debolezza, è inevitabile cadere nella tristezza per non aver saputo cogliere il dono. La sequela, oltre che essere una richiesta da parte di Gesù, è soprattutto un dono da accogliere. È un dono che nessuno può meritare con le proprie forze. La parola accolta trasforma il cuore e il Signore non chiede se non per donare e per donarsi. Quel tale aveva molti beni nei quali evidentemente aveva riposto le sue sicurezze, erano il suo tesoro e "là dov'è il vostro tesoro sarà anche il vostro cuore" (Lc 12,34).
Marco parla dello sguardo di Gesù, quasi per farci comprendere che parlava più con lo sguardo che con le parole. "Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio" e segue il paragone del cammello. Queste parole hanno l'effetto di una doccia fredda anche per noi oggi. Rimangono stupiti, ma Gesù per tutta risposta rincara la dose, facendo capire che è difficile entrare nel regno di Dio. "Tutto è possibile a Dio": è questa la chiave di tutto il discorso.
Chi si è lasciato scegliere dal Signore e ha scelto a sua volta di accogliere la sua parola, la sua Persona, sarà come chi ha preferito la sapienza: gli saranno dati anche tutti gli altri beni. Sta a noi, carissimi, rispondere allo sguardo, sta a noi la risposta.

Tiziana Caputo e Alessandro Lauro