
Si ha l'impressione che i discepoli non abbiano ancora capito nulla di chi è il Signore. La domanda dei figli di Zebedeo sembra una pretesa esagerata, un volere ciò che è il loro desiderio e non desiderare ciò che il Signore vuole. Sembra un gioco di parole, ma spesso funziona cosi anche per noi, quando chiediamo al Signore che faccia la nostra volontà. Gesù non si scompone di fronte a loro e li lascia vivere quel momento di desiderio per poi rettificarlo. Chiede cosa dovrebbe fare... sembra disposto, ma con chiarezza va oltre fino a rimandar loro la verità della domanda: "Voi non sapete ciò che domandate". Stare a destra e a sinistra del maestro significa morire come lui, essere crocifissi dall'amore, bere il calice della volontà del Padre fino in fondo. Davvero ingenui Giacomo e Giovanni quando rispondono a Gesù di poter bere al suo stesso calice. Sì, alla fine avverrà questa condivisione di vita offerta, ma la richiesta resta comunque inadeguata: la destra e la sinistra nel regno dei cieli non sono posti di comando, ma di gratuità. Tiziana Caputo e Alessandro Lauro
Giacomo e Giovanni berranno il suo calice e sappiamo che partecipare all'opera di Cristo non vuol dire subire solo un martirio violento, ma vuol dire anche rendere testimonianza, vuol dire essere annunciatori della verità. Ogni cristiano è testimone, ognuno segue la propria vocazione con coerenza, perseveranza e fiducia. Non siamo noi a decidere il posto, quello ce lo dà il Signore. Servire il Signore non è dare quel poco che si può, non è cercare di dare una mano così da metterci a posto in coscienza. Servire il Signore vuol dire dare la vita senza riserve.