
Siamo nella sezione del vangelo di Giovanni dove si parla del pane disceso dal cielo che è Gesù. La folla, che poco prima aveva mangiato gratis, segue Gesù. Ma non lo segue perché lo riconosce come maestro e Signore, bensì perché ha soddisfatto un suo bisogno fisico, la sua fame. Gesù è chiaro in questo: "Voi non siete qui perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati". Sì, il rischio oggi come allora è quello di fermarsi in superficie, di non scendere in profondità della propria fede. Tiziana Caputo e Alessandro Lauro
Il segno dei pani fatto da Gesù vuole richiamare un altro tipo di fame da sfamare. Una fame eterna che va soddisfatta con un unico cibo. Quale? I suoi interlocutori, le folle gli chiedono: "Qual è l'opera che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?" ed egli risponde chiaramente: "Credere in colui che egli ha mandato". Per il cristiano l'opera di Dio da compiere è credere in Gesù Cristo, nella sua umanità, nella sua scelta per gli ultimi, nel suo modo di essere pienamente uomo in questo mondo. Credere in lui non significa credere in una ideologia o in una serie di credenze o dogmi. No! Credere, compiere l'opera di Dio è credere all'Amore, speso fino in fondo, fino all'estremo (cf Gv 13ss) per qualcuno, per gli uomini.
Sì, i cristiani sanno che la fame vera degli uomini è fame d'amore e sanno ancora meglio che l'unico cibo per sfamare per sempre tale desiderio interiore è Gesù, che è Dio, che è amore.
Noi siamo davvero pronti a sfamarci di Lui?