Vangelo insieme...



VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(Lv 13,1-2.45-46;1Cor,10,31-11,1; Mc 1,40-45)
12 Febbraio 2012


Parlando del suo vangelo, Luca dice di avervi trattato "tutto quello che Gesù fece ed insegnò" (At 1,1): questo vale naturalmente per tutti i vangeli, ma in maniera differenziata. Stiamo vedendo, ad esempio, nel vangelo di Marco che l'accento è posto su "ciò che Gesù fece", più che sul suo insegnamento: la predicazione di Gesù ha per tema il Regno di Dio vicino, ma il linguaggio è quello della presenza, del movimento, delle iniziative e delle risposte, dei gesti e dell'agire concreto. Egli cioè mette in atto quanto in Matteo dirà ai discepoli: "perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (5,16).
Stiamo seguendo e osservando Gesù che parla con i fatti e che non vuole assolutamente che intorno a lui nascano tante voci: anzi, egli tende a smorzare gli entusiasmi e a mettere a tacere chi presume di sapere chi egli sia, perché diffida delle opinioni correnti. Vuole solo che ciascuno si renda conto da sé della sua presenza e guardi dove i suoi gesti vogliono orientare: al regno di Dio vicino. In questo senso Marco è una guida alla fede, che prescinde da riferimenti alla tradizione come in Matteo, da precedenti narrativi meravigliosi come il vangelo dell'infanzia in Luca, o da presupposti teologici come in Giovanni: egli si attiene al fatto e ai fatti di questo Gesù che predica e insegna come uno che ha autorità e non come gli scribi, che comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono.
Così lo abbiamo visto nella sinagoga, nella casa di Pietro, alle porte della città, andandosene altrove per i villaggi vicini, mentre allarga sempre di più il suo raggio di azione, che è già decentrato rispetto al centro religioso e politico di Gerusalemme. E se ora un lebbroso si può fare avanti e gli si può avvicinare vuol dire che sta fuori le mura, in luoghi deserti e disabitati; infatti la legge di Mosè prescriveva: "Sarà immondo finché avrà la piaga: e immondo, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento" (I Lettura).
Ma prima della sua reazione è da cogliere il coraggio di quest'uomo che sente di potersi avvicinare sfidando tutti e perfino la Legge, tanto da diventare voce di ogni invocazione di salvezza da ogni malattia mortale che sfigura l'immagine dell'uomo. Egli si rimette a Gesù, così come ci si può rimettere a Dio: "Se vuoi, puoi guarirmi!"; non chiede il miracolo di una potenza superiore, ma chiede a Gesù di farsi carico della sua condizione. Cosa che Gesù fa con intensità di partecipazione, tanto da fremere in se stesso fino a provare un moto di ribellione al male e stendere subito la mano verso quell'intoccabile, a riprova che sì, lo voleva, che era nel volere di Dio che egli guarisse, e che il Regno di Dio era davvero vicino!
Ma tutto questo deve essere mantenuto nel segreto e nella normalità. Invece questo pover'uomo non ce la fa a rispettare l'ammonizione severa e la consegna di Gesù. Comincia a proclamare e divulgare il fatto e probabilmente non va neanche a presentarsi al sacerdote, come forse fecero gli altri nove lebbrosi che non tornarono indietro. L'intento di Gesù era che proprio dal rispetto rigoroso della legge nascesse una "testimonianza per loro", con lo stesso valore che può avere "scuotersi la polvere di sotto ai piedi" (Mc 6,11) nei confronti di quanti rifiutano il saluto di pace.
Tant'è che dalla divulgazione del fatto nasce per Gesù l'impossibilità di muoversi liberamente e pubblicamente nella città, ed è costretto a starsene fuori, in luoghi deserti, dove chi lo vuole lo può cercare. Quando Paolo ci dice di farsi suoi imitatori come lui lo è di Cristo, richiede certamente una rassomiglianza nel fare tutto a gloria di Dio cercando l'utile di molti perché giungano alla salvezza; ma tutto questo non sarà mai senza una rassomiglianza nella persecuzione e nella emarginazione. Poiché, se il vangelo non è contro la legge, la legge però è contro il vangelo!

Alberto B. Simoni

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