Vangelo insieme...
19 Febbraio 2012
Dopo aver percorso in lungo e largo tutta la Giudea predicando, Gesù fa ritorno a Cafarnao, dove spera di trovare in casa (di Pietro?) un po' di riposo, ma inutilmente, "si radunarono tante persone da non esserci più posto davanti alla porta". Egli però non si nega ed "annuncia la parola": e se per caso siamo interessati a sapere quale fosse la sua predicazione, non si dice altro se non che è "annuncio della parola", e cioè il fatto che il Regno di Dio è vicino, si fa presente e si comunica nella sua persona e nei suoi gesti. Questa vicinanza nuova in realtà è lui stesso, e va colta in modo nuovo con trasporto e affidamento verso di lui. Alberto B. Simoni
Le tante persone, in effetti, fanno la cronaca, ma la vera storia la fanno quanti inventano di tutto pur di andare a lui e si fanno strada tra la folla, come è il caso delle quattro persone che calano dal tetto il paralitico. Uscendo dalla visione idilliaca, possiamo immaginare le proteste e le intemperanze dei curiosi e dei superstiziosi che si accalcano senza ritegno, ma Gesù guarda dove la sua parola viene accolta e suscita fede: "Vista la loro fede, disse al paralitico: Ti sono rimessi i tuoi peccati".
Andava predicando di "credere al Vangelo", alla parola che annunciava con autorità in nome di Dio; davanti al lebbroso che si rimette a lui per essere guarito egli è "mosso a compassione"; per la prima volta si parla di una fede: apparentemente tutta quella gente aveva gli stessi sentimenti e le stesse attese, ma la fede è "vista" solo in alcuni. Ed in forza di questa fede è dichiarata, quasi come conseguenza naturale, la remissione dei peccati, che interessava il paralitico, ma insieme i suoi quattro portatori, a cui si riconosce la stessa fede.
Ciò può voler dire che queste persone associavano la presenza e l'azione di Gesù al Regno di Dio vicino, un regno che si era manifestato con la guarigione della suocera di Pietro e del lebbroso, e che ora si lascia intuire come "remissione dei peccati" e liberazione da ogni colpa, cosa diversa dalla infermità fisica: ad una liberazione della donna per il servizio segue una liberazione per il reinserimento sociale, e infine la liberazione dal peccato per una riconciliazione piena con Dio e con la vita.
Ma se già nella sinagoga c'erano le avvisaglie di una opposizione della Legge al Vangelo, qui il conflitto esplode da parte di alcuni scribi "che pensavano in cuor loro: 'Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?'". Senza volere, costoro confermano che il Regno di Dio è questa remissione dei peccati mediante la fede, con la differenza che se ne servono come motivo di potere e di controllo delle coscienze più che per una effettiva liberazione da ogni male e da ogni senso di colpa.
Cosa invece che sta a cuore a Gesù, tanto da sfidarli nei pensieri del loro cuore e dare prova che la remissione dei peccati è nell'effettivo potere di Dio, alla stessa maniera che dire al paralitico di alzarsi, prendere il suo lettuccio e andarsene. E questo potere è esercitato sulla terra dal "Figlio dell'uomo": è la prima volta che appare questa espressione, usata da Gesù per presentare se stesso come l'uomo di Dio o uomo nuovo venuto ad inaugurare e servire il Regno messianico: "E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute 'sì'".
Col linguaggio dei fatti, Gesù propone se stesso con le prerogative proprie di Dio: rimettere in piedi l'uomo dalla sua caduta e liberarlo da tutte le sue paralisi. Si dimostra così che il Regno di Dio è vicino, qualcosa che si compie nel tempo fino alla consumazione dei secoli: e si compie appunto come remissione dei peccati! Così gli scribi sono messi a tacere, mentre la voce del popolo si leva in una confessione di fede esemplare: "Non abbiamo mai visto nulla di simile".
Viene spontaneo sognare un Popolo di Dio capace di vivere un Giubileo con la stessa consapevolezza di perdono e con la stessa gioia di salvezza come dono e opera del Figlio dell'uomo per tutti gli uomini; sognare una Chiesa capace di ascolto convinto all'invito del Profeta: "Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche. Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?… Io, io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo i tuoi peccati". È solo divina retorica?