
Il Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima ci porta al colloquio tra Gesù e Nicodemo, emblema dell'uomo religioso di ogni tempo che per conoscere la verità deve avere il coraggio di abbandonare le proprie certezze acquisite forse dagli studi o da una certa abitudine al sacro che rischia sempre di sconfinare nell'idolatria e poco nell'adorare l'unico e vero Dio. La discriminante infatti, secondo il Vangelo di Giovanni, non è prima di tutto compiere tante opere ma credere nel Figlio. Credere, aderire con tutti se stessi a Gesù. Non sono i riti, le cerimonie per quanto belle a fare il credente ma la sua adesione vera e concreta al Signore Gesù. Il suo credere veramente in lui. Non a caso nello stesso vangelo di Giovanni nell'episodio della moltiplicazione dei pani, quando le folle chiedono a Gesù: "Cosa dobbiamo fare per operare le opere di Dio?", Gesù risponderà che bisogna credere nel Figlio! Risposta spiazzante per chi è abituato a fare quasi che si potesse sdebitare con Dio, casomai questo fosse richiesto e fosse possibile. Tiziana Caputo e Alessandro Lauro
Sì, l'opera del cristiano è principalmente credere e credere fermamente all'amore di Dio. E non è nemmeno una casualità che nello stesso Vangelo di Giovanni noi non troviamo il racconto dell'Eucaristia ma al suo posto troviamo la lavanda dei piedi che dell'Eucaristia è il sacramento all'opera! Evidentemente nella comunità dei primi cristiani si insinuava (come oggi) una schizofrenia spirituale per cui si diceva di credere all'amore ma poi non lo si metteva in pratica. Si partecipava alla frazione del pane ma poi si odiava il fratello. Oggi è come allora e quindi è importante ricordarsi che l'Eucaristia va vissuta nella vita quotidiana oltre che nella liturgia!
E chi vive veramente l'amore di Dio, credendo a tale dono, non teme il giudizio di Dio, perché sa di non essere giudicato. Chi crede all'amore di Dio inizia a vivere in modo diverso. È cosciente che qualcosa deve cambiare nella sua vita ed inizia a comportarsi come figlio della luce. Opera il bene, lo diffonde, vive come in pieno giorno. In poche parole, è cosciente che il giudizio è già avvenuto: che cioè la luce è venuta nel mondo non per giudicarlo ma per salvarlo ma che gli uomini preferiscono operare il male più facilmente del bene.
Ai cristiani viene chiesto di essere fedeli al proprio Signore, di seguirlo sulle sue strade di luce anche se queste possono sembrare faticose o a volte incomprensibili agli occhi di chi compie il male. Il cristiano segue la luce dell'amore preveniente e liberante del suo Signore. Oggi, come ogni giorno siamo chiamati a scegliere se compiere il bene o scegliere il male. Sì, il giudizio non sarà solo alla fine dei tempi ma è ogni giorno e dipende essenzialmente dallo stile del nostro credere: esso è lucente come il sole del bene? Oppure è cupo come le tenebre del male?