
"Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore". Queste sono le parole di Gesù rivolte alle folle che lo ascoltavano lungo la sua predicazione. Non sono parole rivolte al passato o per gli uomini e le donne del suo tempo. Sono parole eterne che vanno accolte da ogni donna ed ogni uomo di ogni tempo e di ogni epoca. Tiziana Caputo e Alessandro Lauro
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù è da subito il Signore, dominando ogni scena. È padrone di ogni situazione perché è visto già come il Risorto, Signore e Dio. E nel vangelo di Giovanni l'atto primario fondamentale di Gesù, la sua ora, consiste proprio nell'amare fino in fondo fino all'estremo del dono della vita. Proprio per questo Egli può essere ed è il Signore. Proprio per questo egli è il buon pastore, colui che dà, che depone la propria vita per le sue pecore. In altri passi del Vangelo Gesù ribadirà sempre questo stile di vita. Lo ripeterà non solo a voce ma soprattutto con la sua vita spesa per amore, per gli altri, per tutti!
Cosa dice a noi questo vangelo? Ognuno di noi è in qualche misura oggetto dell'amore di Gesù. Un primo passo da compiere è prendere coscienza di questo. Sentirsi amati da Dio, pensati, curati da un amore fino all'estremo. Questo è estremamente importante per una vita spirituale autenticamente cristiana. Il passo successivo viene quasi di conseguenza. Amare come Dio ci ha amati in Gesù. Tutti siamo pastori di qualcuno. Chi del proprio partner, chi dei figli, chi dei bisognosi, chi dei colleghi di lavoro… chiunque lo è in qualche misura. Diventa urgente esserlo sullo stile di Gesù, come lui lo è stato e lo è. Prendersi cura dell'altro e lasciarsi curare da chi vuole amarci.