
Gesù torna a Nazaret con la fama di maestro, di profeta. La buona accoglienza iniziale degenera presto in un disastro. I profeti hanno sempre avuto vita difficile. Oggi parliamo con facilità di profeti. Ed è giusto. Ogni cristiano è costituito profeta in forza del battesimo che lo inserisce in Cristo e gli comunica tutto quello che è di Cristo. Il profeta è uno che scuote chi vivacchia, fa prendere coscienza del peccato, porta a galla le vigliaccherie che si annidano nei cuori, obbliga a confrontarsi con la segnaletica di Dio. La pagina del Vangelo di questa domenica, potrebbe a buon diritto essere intitolata: "Il manifesto di Gesù di Nazaret". Si potrebbe persino parlare, secondo un certo linguaggio, di vero "programma politico", intendendo per "politico" ciò che riguarda l'edificazione della "città dell'uomo", naturalmente secondo Dio. Di fatto in questa pagina è annunciato l'"oggi" della salvezza. Oggi non domani. È garantita una salvezza globale: tutto l'uomo, non solo l'anima. Una salvezza che va in direzione di tutti gli oppressi e degli emarginati a qualunque titolo. Tiziana Caputo e Alessandro Lauro
Questa è la ragione per cui, mentre alla prima parte del programma viene data una risposta entusiastica, alla seconda parte fa riscontro un netto rifiuto. Gesù aveva già respinto la tentazione dell'uso politico della sua potenza messianica.
Il programma di Gesù, e del Dio di Gesù, è la salvezza universale, e non il privilegio di alcuni. Tutto sommato come ragionavano i nazaretani: se Gesù è un taumaturgo, se è il Messia, si ricordi bene che noi siamo i suoi compaesani e quindi, prima di tutto, guarisca i nostri. Gli abitanti di Nazaret pretendevano di accampare diritti nei confronti di Gesù: avevano in serbo qualche ricattuccio, come accade nei piccoli paesi. Ma Gesù, avendo le carte in regola, attacca frontalmente.
È il tentativo di sempre: accaparrarsi il potere di Dio per il proprio interesse. Servirsi di Dio invece di servirlo. In questo modo Luca ci anticipa quello che avverrà nella successiva storia della Chiesa: la tentazione è sempre possibile, ieri come oggi, negli atteggiamenti e comportamenti comunitari e in quelli personali. Gesù resta, per l'uomo, una scelta di vita: "segno di contraddizione", "caduta e risurrezione" (Lc 2,34).Spesso i cosiddetti praticanti sono affetti da una "sindrome": il presunto diritto di precedenza. Il Signore dovrebbe pensare prima a loro e poi agli "altri". Quando domandano debbono essere subito esauditi. Qualcuno arriva a fare sciopero: "Ho chiesto, non ho ottenuto e allora smetto di andare a messa e di pregare".
Gesù guarda al Padre, al quale può dire "Abbà". "Abbà" di tutti, contrariamente a quello che pensavano nazaretani, scribi, farisei e quanti allora e ora vi assomigliavano, abituati a considerare Dio proprio esclusivo monopolio. A questo punto si capisce bene perché Luca collochi questa manifestazione di Gesù nel suo paese, da lui trasformata in portale d'ingresso a tutto il ministero pubblico sotto il segno dello Spirito del Padre. Con Gesù arriva la "novità di Dio" che rompe tutte le barriere innalzate dagli uomini. In questa "novità" siamo entrati e secondo questa "novità" siamo chiamati ad operare.
Ma allora conviene praticare il bene? Se calcoliamo, è meglio rinunciarci. Fare il bene per il bene. Sacrificarsi per gli altri anche se si ricevono calci negli stinchi. Accettare la volontà di Dio senza chiedere attenzioni e riconoscimenti. Questa è l'unica proposta degna di Dio e dell'uomo.