IV DOMENICA DI AVVENTO

(Mi 5,1-4a; Sal 79; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45)
20 Dicembre 2009



GIOIA DI CHI CREDE

Alle porte del Natale la liturgia ci offre la visita di Maria alla cugina Elisabetta. È una pagina molto bella e direi che dalla lettura ne emerge una concitazione, quasi una gioiosa ansia di Maria che contagia tutta la scena. La Madonna ha appena ricevuto l'esperienza dell'annuncio dell'attesa di un figlio e del Figlio di Dio, ha appena creduto a questa notizia bellissima ma inaudita. Dal momento in cui ella ha creduto, ha vissuto in lei l'esperienza forte del credere della fede, avverte di non poter trattenere la gioia che ha dentro. I verbi di questa pagina evangelica sono intrisi di questa gioiosa tensione. Si dice che Maria "partì in fretta verso una regione montagnosa" e poi: "Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!" e poi ancora: "Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel io grembo"".
Cosa ci dicono questi verbi, questi moti interiori della madre di Dio e di Elisabetta? Ci dicono una cosa molto umana: l'esperienza di qualcosa di bello, vero, unico non si può e non si deve trattenere. Sì, l'esperienza di Dio se è vera, autentica, libera non può non trasmettere gioia, novità, libertà. Non può non plasmare una vita "altra" perché amata e vissuta in pienezza. La gioia di Maria che ha creduto alla presenza del Signore e alla sua promessa inaudita ci accompagna e ci indica la strada da seguire ogni giorno. La gioia anche tra dubbi e difficoltà è sempre la cartina di tornasole per il nostro cammino spirituale, per il nostro cammino dietro al Signore che viene e che sempre ci precede.

Tiziana Caputo e Alessandro Lauro