Vangelo insieme...



III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(Gn 3,1-5.10; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20)
22 Gennaio 2012


Le tre letture di questa domenica sollecitano una visione prospettica in ordine al tempo: "Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta"; "il tempo ormai si è fatto breve"; "il tempo è compiuto". Tutto questo per capire come i tempi di Dio o della salvezza fanno irruzione nel tempo degli uomini in maniera tanto inevitabile quanto imprevedibile, tanto certa quanto fuori da ogni calcolo. Per capire come e quanto la Parola di Dio è assoluta novità e genera novità, a dispetto delle stesse resistenze di chi è quasi costretto ad annunciarla, come nel caso di Giona! Ma sappiamo che "il segno di Giona" trova in Gesù la sua autenticazione ed il suo inveramento: e se i niniviti si convertirono alla predicazione di Giona, ecco ora qui c'è più di Giona (cfr.Lc 11,30; Mt 12, 41). La Parola di Dio, intesa come pronunciamento, intervento, visita, è viva ed efficace; non è vincolata ma vincolante, ed anche se le tenebre non la accolgono, non possono però neanche soffocarla. Le circostanze del mondo e della storia non possono decidere di essa, anche se concorrono a renderla accessibile e significativa, appunto come segni dei tempi.
E quindi per Marco diventa significativo che Gesù cominci la sua predicazione "dopo che Giovanni fu arrestato", come a dire di un passaggio del testimone, e la cominci in Galilea, in periferia e lontano da Gerusalemme. Il "vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio", che per il momento si esprimeva nel "vangelo dell'infanzia" e soprattutto nella testimonianza di Giovanni il Battista, ora è interpretato direttamente da Gesù e dalla sua predicazione, in termini minimi ed essenziali: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo".
Il momento decisivo per Marco è proprio questo, alla stessa maniera in cui Matteo lo coglie quando Gesù prende la parola seduto sul monte, Luca lo fissa nella sinagoga di Nazaret e Giovanni lo intravede alle nozze di Cana. Che i tempi siano maturi per la predicazione del vangelo di Dio è come quando si dice che per Maria "si compirono i giorni del parto" (Lc 2,6) o come quando Gesù stesso dirà sulla croce "tutto è compiuto" (Gv 19,30). Ciò vuol dire, in qualche modo, che la predicazione del vangelo ha lo stesso valore della nascita del Salvatore o della sua morte: è sempre la Parola di Dio in atto, che porta a compimento il regno di Dio allo stesso tempo in cui lo rivela.
Quando Gesù dice che "il regno di Dio è vicino" è soltanto perché è vicino lui mentre predica il "vangelo di Dio". Non ci sono più remore o limiti alla iniziativa di salvezza, e il tempo è compiuto non tanto perché le circostanze sono più favorevoli, ma perché è offerta l'opportunità più ampia e più favorevole per entrare in un rapporto nuovo e pieno - di grazia e di verità - col mondo di Dio reso ormai accessibile e visibile nell'azione e nella parola di Gesù. È questo ormai l'evento unico, che misura d'ora in poi qualunque altra possibilità di contatto con la Parola di Dio nel mondo, fosse pure quella della Legge, di Mosè e dei Profeti.
Il mondo è messo una volta per sempre davanti a questa offerta del "regno di Dio", che si presenterà sempre di più, attraverso l'opera e la parola di Gesù, alla comprensione e all'accesso di chiunque crederà al vangelo. Ma intanto si richiede di guardare ad esso, cambiando orientamento di vita e mettendosi alla ricerca primaria del regno di Dio e della sua giustizia. Sono tutte formule un po' abusate o troppo spiritualizzate, che per se stesse mantengono una forza di cambiamento radicale, ma che noi siamo riusciti ad imbavagliare o a disinnescare, quasi per proteggerci.
L'improvvisa chiamata di semplici pescatori e la subitanea risposta - "e subito, lasciate le reti, lo seguirono" - sono la esemplificazione di come avvenga questa convergenza di scelte reciproche che portano alla sequela. Se poi vogliamo prevedere a che tipo di esistenza cristiana porti questo cambiamento di tempo o di ritmo che è la conversione - "il tempo ormai si è fatto breve" - non ci rimane che leggere e meditare il breve passo della lettera ai Corinzi, che ha nelle parole conclusive la regola d'oro di come vivere in questo mondo senza essere del mondo: "Questo vi dico, fratelli… quelli che usano del mondo come se non ne usassero appieno, perché passa la scena di questo mondo".
Qualcosa che trova eco nell'invocazione della Lettera a Diogneto: "Venga la grazia, passi questo mondo!".

Alberto B. Simoni

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